Circolo Nuova Sardegna di Peschiera Borromeo

PRESENTAZIONE del libro di ELIANO CAU “PER LE MUTE VIE”

 Peschiera Borromeo, 16/11/2008.

Relazione della prof.ssa Pasqualina DERIU.

Espediente per avviare la narrazione, nel romanzo di Eliano Cau è l’incontro del protagonista narratore con un cantore (un poeta de palcu) che in una gara poetica a tema rievoca un amico scomparso da circa quaranta anni.
Dopo quell'incontro Emilio, che ormai ha quasi sessanta anni e che è cugino di Antoni l’amico ricordato, recupera i suoi quattro quaderni neri ( più un quinto riempito dai disegni di un amico) dove, ancora adolescente aveva annotato i fatti accaduti tra il 1965 e il 1968 (che è l’Arco di tempo della storia di questo libro) e racconta anche l’epilogo della vita del cugino Antoni, di pochi anni più grande, e dell’amico Zuanne Marzane detto Jean Marjian in assonanza con il famoso personaggio di Victor Ugò e da così, in flesch bech, inizio alla narrazione.
Le vicende sono ambientate a Neoneli, paese dell’Oristanese, con rimandi anche ad altre località europee o italiane. Negli anni sessanta ( sono gli anni del boom economico, quando in Sardegna irrompe la modernità e l’isola, che fino a quegli anni sembrava insensibile alle lusinghe del progresso si vede nel bene e nel male completamente trasformata).
Simboli di questa modernità, sono l’acqua nei rubinetti, i mobili di formica al posto di quelli rustici, la musica delle radio che inondano le strade, la mutazione del paesaggio, i campi di grano e di lino abbandonati, meno profumo di pane nelle case e finisce l’era del cavallo.
Il grano arriverà dalla Russia e dal sud America, a prezzi più competitivi. I giovani emigrano, in paese restano vecchi e bambini e i giovani rimasti non hanno vita facile.
Cambiano anche i costumi, i rapporti interpersonali, sessuali “In genere contro due che si vogliono di nascosto, e di fronte a una pancia che cresce, si scatenano le chiacchiere paesane.
Sembra il vostro caso Mannu “dice Emilio alla fidanzata di Antoni” in attesa di un figlio prima di sposarsi. Vi è un conflitto tra vecchie e nuove mentalità, ne sono espressione i due giovani personaggi femminili più importanti, Lillina e Mammica, ma anche Lillina porte in sé lo stesso conflitto.
In questo contesto di grandi trasformazioni si inseriscono le storie narrate: quella del protagonista quindicenne Emilio, collezionista di cantos, quelli dei suoi amici …… e anche altre storie di paese, magari fatti provocati dalle sue stesse trovate o da quelle del fratello più piccolo e imitate dai loro amici.
L’impressione che ho avuto di questo romanzo, seguendo una mia convenzione di lettore, è che appartenga al genere del romanzo di formazione, un genere molto frequentato dal 1700 al 1800 (dal Wilelm Maister di Goete ai Promessi Sposi di A. Manzoni) e che poi in diverse varianti ha resistito fino al 900 e ai giorni nostri.
Che cosa caratterizza questo genere?
Franco Moretti, il più grande teorico del romanzo di formazione sostiene che la caratteristica più importante di questo genere è la giovinezza del protagonista o dei protagonisti e afferma che “la gioventù è la forma simbolica della modernità nella narrazione europea”.
Anche in questo romanzo si fissa nella giovinezza la parte più significativa dell’esistenza, in quanto è proprio in questa età che maturano i valori di riferimento, che si fanno le scelte che orientano poi il resto della vita.
In tutti i romanzi di questo genere i personaggi sono mobili si spostano in continuazione riflettono l’irrequietezza del tempo, cioè la crisi del vecchio mondo ed il passaggio al nuovo non del tutto chiaro, non del tutto positivo. Caratteristiche simili le ritroviamo nel protagonista di questo romanzo, giovane, maschio, intellettuale, anzi aspirante scrittore.
Lui stesso dichiara “registro e annoto fatti sognando un futuro letterario improbabile” dunque socialmente mobile e indefinito, si sposta in continuazione da Neoneli, paese d’origine ad Oristano dove studia e risiede con la famiglia nucleare (quella estesa si trova a Neoneli). È un giovane che vive una situazione di normalità che tende a costruire la sua identità fissandola nel vecchio mondo pastorale, ma proiettandosi in un mondo altro quello della scrittura che comunque ha molte affinità perché lo scrittore secondo il protagonista è colui che ascolta e come il contadino per ogni seme che raccoglie darà vita a nuova vita.
Cosi la sua vita tende ad avere un significato fuori da quel mondo, ma nutrendosi in quel mondo che diventa così oggetto della sua narrazione.
La sua formazione avviene anche attraverso i consigli dei due principali amici: Antoni e Jean che hanno più esperienza, il primo nella vita paesana e l’altro nelle sue peregrinazioni in Europa, dalle miniere del Belgio, dove a Martinelle lascia i suoi compaesani, morti nel famoso incidente del 1956 ( morirono 262 minatori di cui 136 Italiani), alle fortune di Marsiglia pagate a caro prezzo con la perdita poi della virilità e ora un “ re della montagna”, silicotico e depresso allevatore di capre (p. 77).
I due amici diventano gli aiutanti come nelle fiabe, da loro viene un incoraggiamento a scrivere perché gli si riconosce l’inclinazione e gli si dà un mandato: “Ti ho detto cosa dovrai fare, gli dice il cugino Antoni “Emilio studia, leggi, scrivi, ma sempre dopo aver ascoltato i grandi” ( la scrittura deriva sempre dall’esperienza).
O Jean che lo esorta: “Questo che ti voglio dire che tu lo scriva; Antoni ti ha sempre vantato come uno che da grande vuole fare lo scrittore. Beato te, che sai scrivere”.
Ma i due amici diventano gli aiutanti anche nella vita e contribuiscono alla sua educazione sentimentale e sessuale, fino all’iniziazione a venuta grazie ad una forzatura del cugino Antoni che lo spinge nelle braccia di una donna, mettendo così fine alle sue paure. Poichè non sono i suoi coetanei che pur raccontano come si fa con le donne a renderlo sicuro (p53/54). Nel romanzo di formazione quasi sempre accade che il giovane cresce opponendosi alle istituzioni costituite: la Chiesa, la famiglia, il potere politico (pensiamo a Renzo Tramaglino nel suo comizio contro i potenti nella città di Milano e l’arresto successivo).
In questo caso, non vi è opposizione alla famiglia o al potere politico, ma a quel mondo di balentes, predatori, ladri di bestiame, decisi a tutto anche ad uccidere o farsi uccidere.
Da questi eroi del male bisogna difendersi e uscirne vittoriosi per non soccombere, per non essere travolti. Sono questi uomini malavitosi a privare Antoni della libertà di vivere e agire, gli rubano il bestiame che custodisce per i suoi padroni e lo spingono all’emigrazione da cui non ritornerà vivo. Stessa sorte toccherà a Jean che perderà la vita lottando contro questi malviventi nelle montagne. In opposizione a questo mondo dell’odio e delle paure Emilio apprende i valori della giustizia e della libertà. (p. 31).
Ma alla fine della storia che cosa ha imparato il protagonista se ricordate i Promessi Sposi Renzo, nel famoso decalogo elenca ciò che ha imparato dalla vita e dirà: “Ho imparato a non mettermi nei tumulti, ho imparato a non predicare in piazza, ho imparato a guardare con chi parlo ecc. ecc.
Che cosa ha imparato Emilio di fondamentale?
Forse la risposta la si può avere nel titolo del libro” Per le mute vie” che trovo molto bello. Mi è parso un indizio per capire anche il valore simbolico oltre a quello reale il passo a (p. 150) e (p. 107).
Ciò che Emilio ha imparato è la consapevolezza dell’essenza della vita e della sua brevità cose non da poco per gestire adeguatamente la vita.